Poste italiane, la Repubblica e le confezioni “Apri e chiudi”

Ok, niente da fare. C’hai provato in tutti i modi: hai convocato parenti, chiesto ad amici e rimandato fino all’ultimo. Alla fine però, alle poste, ci devi andare per forza tu. È te che vogliono! Dai, non fare tante storie. Sai meglio di me come andrà a finire: strillerai un po’, pesterai i piedi e metterai il muso. Ma poi ti convincerai a varcare la tanto temuta soglia da confezione “Apri e chiudi” salva freschezza. Una volta che la porta scorrevole si sarà chiusa dietro di te, vedrai passarti davanti agli occhi tutto il film della tua vita. Una volta entrato, tutto può succedere. Ecco perché hai coscienziosamente deciso di salutare amici e parenti prima di avventurarti. E adesso sei lì. Hai diligentemente preso il tuo numerino – proprio come in salumeria – e aspetti rassegnato il tuo turno.

 

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Piazza Miraglia, Napoli

 

Ogni tanto dai un’occhiata all’orologio. 10, 20, 30 minuti. Sai che molti altri prima di te hanno perso i loro anni migliori in attesa che si liberasse lo sportello e venisse chiamato il loro numero. Così – anche perché ormai è passata la bellezza di un’ora e mezza – hai avuto tempo per guardarti un po’ attorno e hai dedotto che gli uffici italiani, qualsiasi sia la loro entità e funzione, sono l’emblema della Repubblica italiana stessa.

Eh sì, alle poste ritrovi tutte le tipologie di ominidi – ché non sempre ci è dato sapere a quale scala dell’evoluzione della specie si siano fermati. C’è quello che sbruffa guardando l’orologio, quello che sbraita con il vicino di sediolino perché “non è possibile, aspetto da tre ore”, quello che “ai miei tempi, si lasciava il posto a sedere per gli anziani!”. Poi c’è la vecchietta che “Signorì, una domanda veloce…”, monopolizzando per tre ore lo sportello proprio quando hanno chiamato il tuo numero – perché oltre ad essere dura di comprendonio è pure dura d’orecchie. Qualche posto più in là, c’è una mamma alle prese con il figlio che ha appena imparato a camminare, disturbando i malcapitati in attesa del loro turno, e lei zitta, occhi fissi sullo smartphone a scoprire i nuovi tagli di capelli del 2016. Esiste anche quella tipologia di furbetto che, per fare prima, prende un numero per un altro (generalmente il più frequentato) e viene mandato a destra e sinistra come una palla da ping pong. Ad aspettare in piedi, c’è anche un gruppo di signori che ridacchiano scambiandosi sguardi di intesa. Non c’è pericolo: si tratta dell’ultima partita di campionato o delle nuove ruote alla macchina. Poi ci sono gli addetti ai lavori che “Di chi è questo bambino?!”, recuperando il figlio della signora di prima che nel frattempo si è intrufolato dietro lo sportello. Poi ci sono io, che in meno di un minuto ho sbrigato i miei servizi e, mentre la porta Apri e chiudi dell’ufficio si richiude definitivamente dietro di me, riesco solo a pensare: caos. l’Italia è una Repubblica fondata sul caos.

‪#‎posteitaliane #tuttacolpadimurphy #ecciao

3 pensieri riguardo “Poste italiane, la Repubblica e le confezioni “Apri e chiudi”

  1. …quando è quasi arrivato il tuo turno pensi di essere fuori entro dieci minuti invece chiudono alcuni sportelli e resti ancora per mezz’ora!!!

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