Il film della mia vita, la porta vetro e il girone infernale

La settimana scorsa ho rischiato di brutto. E quando dico di brutto, significa che è proprio brutto brutto. Era una normale giornata tranquilla. Piovosa, ma tranquilla. Di quelle che se non succede niente guardo in cielo e dico “ma tutt’apposto lassù?!”. E anche questa volta, da lassù hanno saputo rispondermi a tono.

Area Marina Protetta Torre Guaceto (Br), Puglia

Quando dico a tono, non intendo che hanno fatto un cenno del capo come per dire “ehi-bella-sì-qui-tutto-bene”. No, hanno proprio dato una risposta creativa alla mia giornata che a parer loro – non so esattamente quanti siano, ma il susseguirsi degli eventi che costellano la mia vita non può essere opera di un singolo individuo – sembrava troppo pacata. In tre parole: STAVO – PER – MORIRE. O comunque qualcosa di molto simile. Non ho avuto tempo di veder passarmi tutta la vita davanti (oh, non sono così tanti anni eh!) perché troppo impegnata a tentare di sopravvivere, appunto. Posso però arrischiarmi a dire che, se la mia vita fosse un film, la trama sarebbe affidata ad un regista di merda. Uno di quelli che confondono lo spettatore sul finale – di solito terribile – o affidano la fotografia ad un cane.

Centro Storico di Bisceglie (Bt), Puglia

So che state trepidando dalla voglia di sapere cos’è successo esattamente di così grave e non vi terrò sulle spine ancora per molto. Utilizzerò una metafora delicata: in una giornata uggiosa e piovosa come quella di giovedì scorso, ho voluto provare l’ebbrezza del volo di leonardiana memoria, di ginocchia, spiaccicandomi ad una porta vetro. In poche parole (meno metaforiche): mi sono sfracellata giù per le scale. Sì, dopo la domanda rivolta direttamente al cielo, sono scivolata, di ginocchia in punta di gradino, ho frenato la discesa agli Inferi scontrando una porta vetro che per fortuna non si è frantumata ma spalancata. Così ho rischiato di rompermi anche la noce del collo perché oltre la porta di cui sopra si apriva un dislivello di altri sei gradini e oggetti sui quali sarei precipitata, verso la mia inesorabile fine. Chissà quale girone dell’Inferno mi avrebbe riservato Dante. Facile che si tratti degli iracondi…

Insomma, in tre parole: mi sono sfracellata !

Ps: nessuna presenza di stunt-man in questo racconto, tristemente vero!

#tuttacolpadimurphy #ecciao

4 pensieri riguardo “Il film della mia vita, la porta vetro e il girone infernale

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