Il mio vicino, il calendario del bucato e la fornacella della Domenica

Io e il mio vicino abbiamo un problema. O meglio, io ho un problema con il mio vicino. Anzi no, meglio dire che, quando arriva l’estate e il caldo, io ho un bel problema con il mio vicino. Sì, in estate, il suddetto problema diventa un rospo difficile da mandar giù, e ancor più difficile da baciare – ehi, ci sono il Covid e le sue varianti in giro, meglio non rischiare – come nulla fosse.

Vorrei anticipare che il mio vicino cattivo non è. E tra l’altro non è neanche esattamente un mio vicino. Lui è il proprietario di un basso situato quasi di fronte all’ingresso del mio portone. Dal lato opposto della strada. Il mio vicino cattivo non è, dicevo. E’ solo che non ha avuto vita facile. Vivere di espedienti, alla giornata, con figli a carico, non aiuta. Però ecco, io e il vicino abbiamo un problema serio. O meglio, io ho un problema serio con lui. Non essendo una di quelle massaie assolutamente necessarie per la sopravvivenza di qualsiasi essere umano, una di quelle prodigiose donne che dedicano la loro intera giornata alle faccende di casa – adesso tutti questi meravigliosi angeli del focolare si sentiranno chiamati in causa e mi urleranno contro, le vedo già indispettite con la loro pezzolina in mano come farebbe mia mamma (se non avete mai letto nulla su di lei, trovate qualche riferimento qui ) – ho poche giornate più o meno prestabilite per i mestieri di casa. Momenti, più che giornate. Attimi, si potrebbe dire. La lavatrice, per esempio. Ho stabilito un calendario piuttosto rigido che generalmente corrisponde alla lavatrice post settimana di allenamento, quella dei capi scuri, quella dei bianchi e quella delle lenzuola. La domenica mattina, di solito, tocca alle lenzuola che stendo intorno alle 09:30, prima di cominciare la mia giornata libera – quando è libera… ma quando è libera?!

E qui nasce il mio problema con il vicino. Perché la domenica, il vicino, volente o nolente, deve mettere fuori la fornacella. Cioè lui alle 12:00 deve cominciare ad arrostire qualcosa. Che sia una bella fetta di scottona o un bel polpo arricciato poco prima sulle chianche del porto da un amico di sventura, il mio vicino, la domenica deve accendere i carboni. Le mie lenzuola, nel 90% dei casi, si trovano ad intersecare questo asse vicino-fornacella-fili del bucato. E nel 95% dei casi – sì, sono una che studia le statistiche – i fili del bucato si trovano controvento. E così, addio al fresco profumo di ammorbidente e di panni appena ritirati. Ma perché stendi quel giorno se sai che il vicino arrostisce di domenica, mi chiederete voi. Beh, io un altro giorno non sempre lo trovo e poi all’inizio non era una legge matematica che il vicino mettesse fuori la fornacella. Insomma, si trattava di un’incognita settimanale per la quale vado a chiedermi chissà se oggi ha avuto qualche copertone delle macchine da sistemare sulla brace accesa! E non sempre la soluzione dell’enigma va a buon fine.

Centro storico di Bisceglie (Bt), 2019

Come dicevo prima, il mio vicino cattivo non è. Anzi, tra le altre cose, è un tipo piuttosto educato. Anche quando d’estate si siede torso nudo davanti alla porta di casa con tutta la famiglia – il figlio di 10 anni direttamente in mutande nei giorni di afa – lui ti saluta sempre. Anche quando torni a casa dopo 12 ore fuori e l’unica cosa che desideri veramente è rientrare il prima possibile per buttarti sotto la doccia perché l’umidità ti si è appiccicata addosso come uno strato invisibile, lui ti saluta e certe volte ti ferma per farti domande (sarebbe gradito mi chiedesse se il giorno dopo devo stendere, così ci organizziamo, invece no!).

Il mio vicino cattivo non è. Tanto che, non appena la mattina apro le persiane ed esco sul balcone – quindi scarmigliata, con gli occhi ancora incollati dal sonno e la faccia gonfia di dormita – lui è lì, ma sempre sempre oh, pronto a dirti “Ciao!” a qualsiasi ora del giorno. Il mio vicino non è cattivo, l’ho detto. Anzi è uno di quegli uomini di una volta, educato all’estremo. Però io, appena sveglia, faccio fatica a salutare me stessa, figurarsi un altro essere umano. Quindi ricambio il saluto grugnendo e pensando “Oh che palle questo, sempre avanti avanti sta!”. Lo so, sono una brutta persona, ma chi non lo è alle 06:30 di mattina?! Provare per credere.

#tuttacolpadimurphy #ecciao

6 pensieri riguardo “Il mio vicino, il calendario del bucato e la fornacella della Domenica

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