L’invito al matrimonio, Pinuccio e il free bar

Ecco qua, è successo ! Lo dicevo io che era troppo bello per essere vero. Sapevo che avrei dovuto guardarmi le spalle per accertarmi di non essere pedinata. E invece no, sono andata a fiducia. Ho voluto credere nella mia buona stella – semmai dovesse esistere! E che brutta fine ho fatto… Di quale disavventura sto parlando?! Beh, di ‘sti tempi, non ve lo immaginate?! Sono stata invitata ad un matrimonio!

Oh, niente da fare, ogni anno la stessa storia: c’è sempre qualcuno che decide di coronare il suo sogno d’amore sposandosi. Ma poi non è tanto il fatto che si vogliano sposare, suggellando la loro unione con fedi e firme, quanto il fatto che sentano il desiderio irrefrenabile di renderti partecipe! Dai scherzo (forse), i momenti di condivisione con il prossimo sono motivo di crescita personale. E infatti la prima domanda che pongo ad ogni invito è sempre “Quando si svolgerà il lieto evento?”. Se la data mi può andare a genio perché non è, tipo, il 14 agosto e se è accettabile dal punto di vista delle temperature da sopportare – anche se pure a giugno ci possono essere 40 gradi all’ombra – la domanda che segue, quando ho molta confidenza con gli sposi, va della mia effettiva partecipazione o meno all’evento: “Ci sarà il free bar?”. Questi si sono rivelati, a mio parere, i due elementi di fondamentale importanza per tranquillizzarmi sulla risposta positiva o meno ad un determinato evento. Perché è inutile prenderci in giro: anche se non si ha più l’età per ubriacarsi talmente da dimenticare nome, cognome e luogo di nascita, sapere che ipoteticamente lo si potrebbe fare ringalluzzisce un po’ lo spirito di tutti. Magra consolazione, direte voi, ma da qualche parte bisognerà pur cominciare.

Vale la pena poi valutare, ma qui parlo soprattutto per l’universo femminile, che ricevere un invito ad un matrimonio, almeno nel mio caso, pone un turbamento di non poco conto. E cioè – e questa è poi la terza domanda in ordine cronologico, che elaboro nella mia mente ma non esprimo agli sposi, tranne in alcuni casi alla sposa – e sarebbe a dire “E io, che mi metto?!”. Sembrerà puerile, ma la domanda può far sorgere crisi esistenziali da non sottovalutare. Perché in quel “Che mi metto?” sta tutta la nostra capacità di analisi del momento presente, del qui e ora nel quale siamo invischiati. Perché quella specifica domanda si intreccia a sfaccettature di tipo psicosomatico. Quella domanda, amici, contiene in se una miriade di altre domande, immensamente più complicate da districare e che spesso richiedono il supporto di un esperto del settore, e vi assicuro che non sto parlando di un addetto alle vendite. Vado ad elencarvi in breve gli scenari ai quali potremmo andare incontro:

  • Quel giorno, come mi voglio vedere?
  • Quale opinione ho di me stessa allo stato attuale delle cose e come voglio comunicarla?
  • Qual è l’immagine di me che voglio trasmettere agli altri, sconosciuti e non?
  • Come voglio affrontare la giornata?
  • A che punto sono della mia vita?
  • Quanto è immenso l’universo e perché?

Insomma si capisce che da un invito ad un evento di questo genere, nel 99% dei casi femminili – ragazze, non mi dite che non è così, tanto non ci credo – possono nascere subbugli psichici che vanno bel oltre l’invito fine a se stesso e che è pur sempre necessario affrontare. Poi, ognuno ha il suo modo di sbrogliarsi da situazioni ed eventi. Vedete l’esempio di Pinuccio, per dirne uno.

Certe volte mi dico che bisognerebbe fare proprio come lui, Pinuccio – nome di fantasia, ovviamente – che incontro a volte la mattina mentre ripulisce le strade dei nostri centri da tutto il ciarpame incivile che spesso si trova in mezzo alla strada e lo fa con grande impegno di forze. Pinuccio mi saluta ovunque mi incrocia (non è un altro Mimì , è solo un netturbino molto educato e particolarmente zelante!): Ciao Signora, ciao! E, tralasciando il “Signora” che mi fa venir voglia di raccogliere tutta la potenza esplosiva del muscolo che sto facendo crescere in palestra per buttarlo direttamente nel cassonetto, ma detto questo il ragazzo è di buon cuore. Dicevo, bisognerebbe fare come Pinuccio: adattarsi di volta in volta alle situazioni nelle quali ci si imbatte. Perché dopo aver salutato con educazione e rispetto una signora – sarei io – per la strada, neanche il tempo di fare due passi e Pinuccio sta già sbraitando in un dialetto incomprensibile contro un qualcuno o un qualcosa che gli ha rovinato il lavoro svolto fino a quel momento. Ai matrimoni, nei ristoranti, al parco, nella vita, sii come Pinuccio: adeguati o, al massimo, sbraita!

#tuttacolpadimurphy #ecciao

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10 pensieri riguardo “L’invito al matrimonio, Pinuccio e il free bar

  1. Io la fase dei matrimoni l’ho superata, ma l’anno scorso sono stato chiamato a fare da “padrino” al battesimo di mio nipotino (figlio di mio fratello) e ovviamente non sapevo come vestirmi.
    Ho deciso di NON comperare nulla di nuovo, nemmeno le scarpe, e dato che non ho scarpe “da festa”, mi sono presentato con un paio di sneakers.
    🙂

    1. 😂😂😂 che teneri! Comunque la problematica, per mia esperienza, si presenta sempre molto prepotente nella sfera femminile. Siamo noi quelle “complicate” che fanno fatica a decidersi. 😂 Però per le sneakers sono d’accordo, hai fatto la scelta giusta: ormai è anche di tendenza! 😉

  2. Non so dove vivi, ma per esperienza ti assicuro che un matrimonio in Sicilia è roba dafar tremare le vene nei polsi e non solo per le temperature…io ormai declino l’invito, se non è proprio una persona cui sia legata da un patto di sangue, o da legami familiari…

  3. Open bar sì! Sabato scorso sono stato invitato a un matrimonio, due amici si sono uniti e all’antico casale/castello romano c’era l’open bar (!). Ne abbiamo approfittato in parecchi.
    I matrimoni, se li conosci li eviti? No, ci si va, almeno per i più vicini d’animo. Meglio però con l’open bar 😀

  4. Quanti problemi che vi fate! Per non parlare della memoria pseudoautistica che vi fa ricordare com’era vestita quella e com’era vestita quell’altra a quel matrimonio di dieci anni fa che io neanche ricordavo ci fosse mai stato!

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