Il genio dell’aviazione, la musica da parata e il mal d’orecchie

Bene, ho ricominciato a viaggiare. Dopo anni, in questo 2022 ho riesumato la valigia. C’era stato un fine settimana di novembre 2021, ma il Covid era ancora così tanto presente che non mi sento di poter parlare di viaggio vero e proprio con quella rilassatezza che gli si converrebbe. Quest’estate invece, ho ripreso.

Devo dire che ci sono alcune cose che continuano a stupirmi perché non sono cambiate affatto. E vorrei condividerle con voi per analizzare antropologicamente la situazione.

Nel 2022 – e suppongo fino alla notte dei tempi – c’è ancora qualcuno che riesce ad intasare la fila di passeggeri saliti sull’aereo. Ormai sulla carta d’imbarco dei voli low-cost ti dicono tutto: quando parte il volo, quando chiude il gate, a che ora dovresti trovarti (secondo loro) in aeroporto, il tuo posto a sedere e – ultimo ma fondamentale – da quale porta salire sull’aereo (anteriore o posteriore). Prima di cominciare l’imbarco c’è anche una vocina registrata che ti suggerisce di verificare sul biglietto la porta d’ingresso. Cioè non puoi sbagliare. Facile, limpido, a prova di scemo.

E invece no. Mi sono ritrovata schiacciata dalla valigia di un tale salito dalla porta anteriore che esclamava stizzito “Ah dobbiamo pure andare fino in fondo!”. Il tale si portava dietro la famiglia. Le nuove leve di una storia infinita di gente che intaserà le corsie degli aerei ad oltranza.

E se pensate che non esiste un soggetto peggiore di colui/colei che confonde la porta di accesso, vi sbagliate di grosso. O forse lo pensate perché ancora non vi è capitato di imbattervi nell’altro genio del male per l’aviazione: quello che dice “Mi siedo dove voglio”. OUH! Ma davvero state a fare?! Che siamo negli anni ‘90?! Così oltre a spararti le ore di attesa canoniche per il viaggio e le ore dei ritardi degli ultimi tempi, devi pure aspettare che questo/a pirla si organizzi alla buona alla buona con il diretto proprietario del posto a sedere e che cominci il gioco del Tetris. Per carità! Io Tetris lo adoravo, eh, ma così no.

Per non parlare del momento dell’atterraggio. Quel frangente tanto agognato che prevede un canonico quanto inspiegabile scroscio di applausi. All’esultanza dei passeggeri, però, contribuiscono molto le compagnie aeree (tipo Ryanair) che ne incoraggiano il battito di mani accogliendoli in terra straniera con una musichetta in stile parata che suona più o meno così “Tatatattatatatatatta”! Quindi a questo punto l’applauso al pilota che non ci ha fatto morire spiaccicati come frittate a terra è doveroso. A chi importa se il suo lavoro consiste proprio nel portarci a destinazione senza nessun intoppo?! Ma poi alla fine l’applauso ci sta, dai! Lo considero un gesto che racchiude una sorta di senso di liberazione del passeggero che si dice “Bravo pilota, sei il mio Dio e puoi tutto, perché anche questa volta non mi hai fatto morire. Buon per me!”.

Nel mio ultimo volo di ritorno c’erano diversi bambini, di diverse età. Diciamo che erano nani tra i 2 e i 10 anni. Li osservavo in fila al gate – ero accerchiata – e mi sono ritrovata a pensare “Maaaaaado, speriamo di non ritrovarmi seduta vicino ad uno di loro…”. Lo so, sono una persona orribile penserete voi, ma tant’è! E a giusto titolo, perché da quando il nostro aereo ha spiccato il volo, librandosi nell’atmosfera come un’aquila reale, uno di questi bambini ha cominciato a lagnarsi e strillare – presumibilmente per il mal d’orecchie – e non ha mai smesso. Mai. Per due ore e mezza. Cioè, povera stella, mi è dispiaciuto perché da piccola anche io soffrivo tremendamente per la pressione. Però ragazzi, due ore e mezza. Con i suoi strilli. Alla fine è venuto mal d’orecchie anche a tutti gli altri passeggeri che lo stavano a sentire. E lì di nuovo mi è partito un “Maaaaaado, MENOMALE che non sono seduta vicino a lui!”. Sì, l’ho già detto: sono una persona orribile, ma provateci voi se vi riesce!

Il volo è stato così difficile da affrontare, che la maggior parte di noi non vedeva l’ora di fuggire via, come quando la mamma ti chiedeva di aiutarla a pulire i pomodori per preparare la salsa dei successivi due decenni. Eravamo talmente esasperati che quando finalmente l’aereo è arrivato a destinazione, abbiamo sentito uno steward riprendere una signora al microfono: “Signora, l’aereo è ancora in movimento! Stia seduta!”. Questo perché la sopracitata signora (che si trovava nei paraggi del bambino strillante), non appena le ruote avevano toccato l’asfalto, si era slacciata la cintura, si era alzata e cercava disperatamente di recuperare i suoi averi seppelliti nella cappelliera. E chi può darle torto?! Io avrei fatto lo stesso ! Oh, le orecchie sono orecchie!

#tuttacolpadimurphy #ecciao

4 pensieri riguardo “Il genio dell’aviazione, la musica da parata e il mal d’orecchie

  1. Anch’io ho volato quest’anno dopo alcuni anni, e devo dire che non vedevo l’ora.
    3 voli, tra andata e ritorno, ma senza disguidi particolari, anche se osservavo gente che porta un “bagaglio a mano” al limite dell’indecenza, per poi tentare di stiparlo senza successo sulle cappelliere, facendo infuriare molte persone.

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